Sweet Haka

Creato da Usine Baug

Interpreti: Ermanno Pingitore, Claudia Russo

Sguardo esterno: Stefano Rocco

Luci: Emanuele Cavalcanti

Durata: 1h

Lingua: Italiano o Francese

Età: 11 - 16

È stata creata una versione dello spettacolo realizzabile anche di giorno, all’aperto o in spazi non teatrali.

Presentazione

 

Come si fa quando non si è abbastanza? Non abbastanza giusti, quando non si è come gli altri ci vorrebbero: troppo bassi, troppo magri o troppo grassi. Con i baffi, se si è una femmina, o con la panza, se si è un maschio. A volte viene solo voglia di piangere, piangere e non pensare più a niente... E se un giorno le lacrime si facessero fiume, si facessero mare, forse si potrebbe per lo meno galleggiare o addirittura imparare a nuotare. Con un po' di fantasia si potrebbe costruire una nave e partire. Magari dall’altra parte del mondo esiste un posto in cui tutti possono essere esattamente come sono : ragazze sgraziate o ragazzi piagnoni, senza preoccuparsi dello sguardo degli altri che in ogni caso non è mai soddisfatto.

 

Sweet haka è un viaggio, una grande avventura alla scoperta di se stessi, in cui una giovane ragazza troverà il coraggio di essere davvero quello che è. Sulla sua strada non è sola, incontrerà un altro “non abbastanza” esattamente come lei. Questo incontro rimetterà  in causa le immagini di maschio e di femmina a cui i due personaggi dovrebbero assomigliare e che offendono i loro desideri di libertà, autonomia e conoscenza. Perchè nessuno è giusto o sbagliato ma semplicemente è.

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Sul palco

Sweet Haka unisce teatro d’attore, teatro fisico e teatro visivo. In scena un’attrice e un attore danno vita a una moltitudine di personaggi, spesso senza rispettare l’assegnazione dei ruoli in base al genere. L’inversione dei generi in fase di improvvisazione e ricerca è stato fondamentale per far emergere proprio quegli stereotipi di cui vogliamo parlare in questo spettacolo, sia quelli più riconoscibili e presenti nelle vita di tutti i giorni che quelli più nascosti e allo stesso tempo radicati nel nostro inconscio.

Sweet haka mette in scena la quotidianità di una ragazzina come tante e la straordinarietà del viaggio che compierà, passando dal reale all’onirico, dal divertente al poetico, tra super-incontri verso una super-meta.

Perchè?

Sweet Haka nasce dalla frustrazione di una bambina a cui dicono che non può più fare la lotta con i suoi cugini sulla spiaggia perché non sta bene, della curiosità di una ragazza che nel 2013 scrive la sua tesi di laurea indagando il ruolo del gioco nella creazione dell'identità di genere (tematica che non aveva niente a che vedere con il suo percorso di studi) e dalla rabbia di una donna che ancora oggi fugge da sua madre che la rincorre con una striscia depilatoria in mano.

Nasce dalla fragilità di un bambino un po' “grosso”a cui dicono che la stazza serve a menare duro se qualcuno lo prende in giro. Dal senso di inadeguatezza di un ragazzo che si rifiuta di toccare il sedere delle compagne per scherzo. Da un uomo e dalla vergogna che gli nasce dentro ogni volta che piange, in silenzio.

Sweet Haka non è uno spettacolo autobiografico o forse sì. Non è uno spettacolo di denuncia o forse sì.

Durante l'infanzia si interiorizzano le norme e le aspettative sociali che si considerano corrispondere ad uno o all'altro sesso: ruoli, caratteristiche e comportamenti stereotipatamente maschili o femminili che ci accompagneranno per tutta la vita. Educare i giovani a riconoscere questi elementi è essenziale per impedire che queste differenze si trasformino col passare degli anni in limiti. C'è bisogno che i ragazzi sentano chiaramente qualcuno che dica loro: siate chi volete!

Anni di studi, di libri letti, di storie ascoltate, di discriminazioni vissute sulla propria pelle: era giunto il momento affrontare questa tematica su di un palco.

Questo spettacolo si rivolge ai preadolescenti, ai ragazzi e alle ragazze, tenendo in conto degli stereotipi che circondano entrambi i sessi e delle difficoltà che entrambi possono incontrare in un periodo così importante per la costruzione della propria identità.

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Workshops

Per arricchire l’esperienza degli spettatori  e approfondire la tematica  Usine B. propone inoltre un dibattito post spettacolo e diversi tipi di workshops, che potranno essere combinati tra loro o proposti separatamente in base alle esigenze pedagogiche e ai limiti dello spazio.

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Workshop sulla tematica dello spettacolo

In questo workshop proponiamo agli spettatori, allievi e insegnanti, di riflettere ed indagare insieme la tematica delle differenze di genere. Attraverso attività ludiche, con leggerezza e ironia (proprio come nello spettacolo), faremo emergere sia gli stereotipi di genere più riconoscibili e presenti nel nostro quotidiano che quelli più nascosti e radicati nel nostro inconscio.

 

Utilizzeremo, ad esempio, quello che si è appena visto, alcune situazioni vissute personalmente dai partecipanti, le immagini e i discorsi sull’uomo e sulla donna veicolati dai media. Cercheremo di stimolare la riflessione autonoma e in gruppo fino ad  arrivare ad una presa di posizione sul tema e un’esplicitazione (verbale, grafica o in altra forma ancora) delle proprie ragioni. Il workshop permette di identificare, nominare e quindi gestire meglio situazioni, stereotipi, dinamiche che spesso restano implicite, a-storiche e quindi inevitabili.

Workshop teatrale sulla tematica dello spettacolo

Sperimentare il teatro è un ottimo mezzo per “sperimentare” l’altro, imparare a comprenderne le ragioni, empatizzare ad accettare la sua diversità.

In questo workshop affronteremo la creazione di un personaggio, tenendo in conto due premesse fondamentali su cui poggia questo lavoro: avere coscienza delle rappresentazioni comunemente accettate di un certo “tipo umano” (in questo caso l’uomo e la donna) e la capacità empatica di mettersi nei panni di qualcun altro per sentire come lui/lei, per vedere le cose dal suo punto di vista e far vivere sul palco una persona che non si è.

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